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Com’è iniziata quest’avventura: il digiuno intermittente.

Digiuno intermittente 16/8 con posto tavola ikea

Ma cos’è successo in questi mesi?

Semplicemente ero arrivata a pesare 81 chilogrammi per un’altezza di un metro e sessantaquattro centimetri.

Nella mia grossa tendenza ad ingrassare ho almeno la fortuna di distribuire quei chili in un modo abbastanza decente: infatti nessuno avrebbe mai detto che io pesassi 81 chili, ma di fatto tant’era. La seconda fortuna è che da sempre ho fatto un sacco di sport e mi ritrovo quindi ad avere una forza fisica piuttosto elevata, di conseguenza nonostante il mio peso, ero comunque in grado di correre anche per sei o sette chilometri senza grossi problemi. Certo ad un’andatura ridicola, però comunque correvo. A quel punto, però, nella mia mente è scattato qualcosa: pesavo troppo, ero troppo stressata, ero in crisi, il lavoro non andava in realtà come avrei voluto. Infatti nonostante passassi tantissime ore al computer, nonostante fossi sempre in ufficio le cose, non posso dire che andassero male, assolutamente no, ma non come avrebbero dovuto andare per il numero di ore lavorate.

Un po’per caso ho scoperto il digiuno intermittente e questa cosa mi ha fatto scattare un interruttore. Il digiuno intermittente era per me un qualcosa di impensabile, una cosa da pazzi, da folli, da esaltati! Come diamine fai a non mangiare per 16 ore, ma sei fuori di testa! Io la colazione dovevo farla, la colazione da sempre è il pasto in assoluto che preferisco: è quel momento in cui vai in cucina, la giornata è agli inizi, il sole sorge, l’aria è frizzante, ti fai una bella fetta di pane con la tua bella marmellata preferita, o magari uno yogurt con una manciata di cereali, una mela, un po’di uvetta ed una tazza di caffè americano da bere a parte. Come fai a non godere di un momento così senza cibo? Sto parlando tra l’altro di una colazione che io ho sempre ritenuto sana, ma evidentemente non era proprio così o comunque non funzionava per il mio corpo… ho sempre fatto attenzione alla dieta, o almeno provavo a fare attenzione, ma puntualmente facevo anche tanti sgarri. Seguivo il nutrizionista per un po’, ma dopo il primo slancio iniziale il tutto mi andava stretto e non riuscivo a continuare. Così, tornata dalle vacanze decido di provare ‘sta follia, mal che vada se non riesco a reggere fino a pranzo vorrà dire che mangerò prima e non muore nessuno! Per inciso, io ero quella che faceva colazione con lo yogurt alle 7, ma alle 10 aveva già fame e doveva ri-fare colazione! Magari mangiavo una mela, un pacchetto di cracker (che comunque non mi saziavano) perché avevo fame… e arrivato mezzogiorno io avevo di nuovo famissima! Avevo bisogno di mangiare, non ce la facevo più! Io correvo incontro alla fame, in continuo.

E così, stufa di questa situazione, un mattino di inizio settembre decido che io quel giorno non faccio colazione.

Bevo il mio caffè americano guardando dalla finestra, tanto per sentirmi meglio: l’alba è sempre molto poetica, piena di aspettative per il nuovo giorno che inizia, mi piace sorseggiare qualcosa guardando fuori (subisco lo stesso fascino col tramonto o con la notte). Terminato il mio caffè sveglio mio figlio, lo preparo, lo porto dai nonni e vado in ufficio. Rido sul digiuno col mio collaboratore, che è più abituato a sentirmi dire che ho fame, piuttosto che non mangio e mi metto a lavorare.

Incredibile.

Quella mattina ho sperimentato una concentrazione che non riuscivo ad avere da tanto tempo, avevo una sensazione di maggior energia, esattamente il contrario di quanto mi sarei aspettata. Temevo il famoso “calo di zuccheri”, invece mi sentivo forte e concentrata e così quel giorno arrivo alle fatidiche 16 ore. Ammetto che non è stata una passeggiata, ma nemmeno qualcosa di insostenibile, l’ultima mezz’ora mi sono persa un pochino a controllare l’orologio, ma per il resto sono stata bene. Incredibile. 16 ore di digiuno con pochissima fatica. Io. Proprio io. Io che ho fame ogni due ore. La cosa mi esalta e mi sprona a rifarlo il giorno successivo e mi invoglia anche a leggere e ascoltare il più possibile in merito.

16 ore. In quel momento ho vinto, in quel momento sono dimagrita. In quel momento ho capito che io potevo farcela.

Trascorre la settimana ed ogni giorno far passare le 16 ore diventa sempre più facile, mi sento subito più sgonfia e di conseguenza motivata il ché mi sprona a togliere del tutto qualsiasi zucchero aggiunto. E qui scatta un giochetto mentale: gli zuccheri non me li ha tolti qualcuno, li tolgo io per mia scelta, sono motivata a mille e quindi diventa facile farlo. Ed ecco il secondo trucco che scatta in combinazione al primo: gli zuccheri sono come una droga e se li togli, poi ne cerchi meno e questa cosa funziona. Non tolgo tutti gli zuccheri, la frutta e i carboidrati li mantengo, tolgo solo quelli aggiunti: i biscotti, il cioccolato, la marmellata e mi sento subito meglio. Quella voglia di dolci la sostituisco con litri di tisane. Quella sensazione di fame continua scompare del tutto. Non che non abbia più appetito, semplicemente non è più qualcosa di continuo ed incontrollabile.

Finché il venerdì successivo non devo portare mio figlio in Pronto Soccorso in crisi respiratoria.

Ovviamente non mi preoccupo del fatto che sono a digiuno dalle 19 del giorno prima. Stava visibilmente male, faticava a respirare, faceva davvero paura e le mie preoccupazioni erano ben altre. Avevo uno zaino con un pacchetto di cracker, una bottiglietta d’acqua e il termos di tisana calda che mi ero preparata per la giornata in ufficio oltre a qualche libro e giochino che avevo buttato dentro prima di partire per cercare di intrattenerlo presagendo di dover rimanere parecchie ore in osservazione. E infatti tra una visita e l’altra passano parecchie ore, poi, grazie alle cure, il bimbo riprende a respirare normalmente, l’ansia passa, la paura passa, restiamo in quella stanzetta e verso le 14.30 portano a lui il pranzo. Ovviamente quello ricoverato era lui, per me non c’era nulla, non potevo nemmeno scendere a comprare qualcosa in un bar perché comunque non lo avrei lasciato da solo, è ancora troppo piccolo, e quel pacchetto di cracker avevo deciso di tenerlo per lui. Mio figlio mangia con estremo appetito, si finisce la sua pasta al pesto e avanza il pollo, pollo che provo a mangiare, ma come ne sento l’odore desisto e preferisco rimanere a digiuno! Quindi passo il tempo a leggere libri con il mio bimbo di nuovo sorridente sorseggiando il mio termos di tisana. Passano le ore, lui ormai sta relativamente bene e ci dimettono. Arriviamo a casa che sono le 19 passate, tempo che prepariamo qualcosa sono quasi le 20.

Quasi 25 ore di digiuno. Senza fatica.

Ok, mettiamoci pure la situazione particolare, ma restano sempre quasi 25 ore di digiuno portate avanti tranquillamente proprio da me, da me che fino a due settimane prima consideravo digiuno non mangiare per 2 ore. Io ho retto quelle 25 ore senza problema: mi fosse successa la stessa cosa con quindici giorni di anticipo per me sarebbe stato molto più faticoso, ovviamente ci sarei riuscita comunque, ma avrei faticato davvero tanto.

Ora mi rendevo conto che ero io a controllare il cibo e non il cibo a controllare me.

Mi rendo conto di un’altra cosa: se salto un pasto non muoio di fame! Detta così fa ridere, ma per me saltare un pasto era davvero un qualcosa di molto, molto fastidioso. Ero quella che se usciva doveva sempre avere un cibo di conforto con sé perché se poi ho fame che faccio? E’ ovvio che questo comporta avere un atteggiamento sbagliato nei confronti del cibo, è ovvio che alla base c’era magari un piccolo disturbo alimentare, però rendermi conto a quarant’anni di saper gestire la fame è stato illuminante.

Inizio ad inserire nel digiuno la corsa, roba per me folle, non puoi andare a correre a digiuno, minimo svieni! E invece le risorse le avevo e guarda caso non sono mai svenuta, ma non solo, non ho nemmeno ho patito la situazione, ho corso senza nessun problema… lenta come sempre! Del resto di risorse addosso ne ho a volontà, per scherzare da sempre le chiamo “risorse alimentari per l’inverno”, un po’ in stile marmotta per intenderci, ecco allora usiamole queste risorse! Si tratta solo di insegnare al mio corpo a farlo. E infatti la corsa quella sera la reggo e la reggo bene. Contemporaneamente continuo ad approfondire le mie conoscenze in merito e mi guardo video su video di crescita personale, entro in un circolo vizioso, anzi virtuso in questo caso, fin eccessivo: durante la giornata aspetto il momento in cui posso ascoltarmi il mio video. Beninteso i video li ascolto: non mi metto al cellulare a guardare delle immagini, li ascolto e faccio tesoro di quanto imparo.

Nel mentre passano le settimane, il mio peso scende e io sono sempre più contenta perché sto riprendendo fiducia in me stessa, quella fiducia che ormai stavo perdendo.

Ora, a distanza di 5 mesi peso 8 chili in meno, sarebbero stati almeno 9 se non ci fosse stato Natale di mezzo… ma 1.6 kg al mese di perdita di peso è un risultato, a mio avviso, perfetto.

Il cammino è ancora lungo, mi sono posta come risultato di arrivare a 65 chili. Per agosto dovrei farcela. Vedremo…

(Foto di copertina tratta dal sito Ikea, https://www.ikea.com/it/it/p/faergklar-piatto-fondo-lucido-beige-50479635/#content e rielaborata)

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