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LA VIA DEL GUERRIERO DI PACE, Dan Millman

Copertina La via del guerriero di pace

Ho terminato di leggere il libro che avevo scelto per gennaio “La via del guerriero di pace”: in questo articolo ve lo racconto.

E’ un libro molto famoso nell’ambito della crescita personale, secondo me un pochino difficile da capire perché può essere visto come una storiella noiosa e anche piuttosto improbabile, a tratti ricorda quasi un fantasy, oppure può essere visto come un modo simpatico per far passare dei concetti molto, molto profondi senza impegnare troppo il lettore.

Ecco se questo libro lo si prende nel primo modo, come un normale romanzo, sicuramente subisce il primo aspetto: cioè una storiella dove un giovane atleta universitario poco più che ventenne di nome Dan Millman (il libro è parzialmente autobiografico) giunge in una stazione di servizio e la sua attenzione viene richiamata dal gestore della stessa che fa una cosa impossibile: un salto da terra al tetto! Dan vede la scena e vuole assolutamente capire come abbia potuto farlo. Il ragazzo rimarrà affascinato da questo signore che viene dipinto come un anziano che dimostra meno dei suoi anni, atletico ed eccentrico che Dan soprannomina Socrate. E così tutte le sere Millman va a trovarlo iniziando un percorso di crescita, perché Socrate in un modo molto particolare gli insegna dei concetti e Dan apprendendoli cresce, poi ha delle cadute, cresce di nuovo, per poi arrivare alla fine del romanzo alla sua illuminazione personale.

Il libro ha uno stile di scrittura scorrevole, la storia di per sé non mi ha rapita più di tanto, ma neanche mi ha annoiata terribilmente, rimane un pochino privo di capacità di coinvolgimento se lo si legge troppo superficialmente.

Se invece lo si inizia sapendo che si leggerà una storiella che non è niente di ché, ma che cela insegnamenti molto profondi, allora il valore del libro cambia.

La storiella ci aiuta a percepire il libro come leggero, ma in realtà senza rendercene conto ci ritroviamo a riflettere su tematiche estremamente importanti. Per me è stato un libro da leggere la sera, come momento di relax, non come momento di studio, ma anche nel relax l’ho trovato molto interessante in certi passaggi. Sono concetti che già conoscevo, ma rispolverarli e sentirseli raccontare aiuta a ricordarli e a rifletterci sopra. Ci regala un grande insegnamento molto importate che spesso ci dimentichiamo e che io negli ultimi anni me lo sono scordata totalmente, cioè che l’obiettivo primario della tua vita è essere felice. Il fine della tua vita non sono i soldi, non è la carriera, non è il tuo aspetto fisico, non è il tuo successo, ma lo scopo principale che dovresti perseguire nella tua vita è semplicemente essere felice.

Per essere felice naturalmente devi curarti di te, della tua persona e della tua mente. Devi mangiar bene, perché se mangi bene sei in forma, se sei in forma sei in salute, se sei in salute sei sano e se sei sano vivi meglio. Devi avere un lavoro, perché senza soldi che piaccia o meno non persegui nessuna felicità perché i problemi finanziari ti assorbirebbero quello che hai e le preoccupazioni ti porterebbero a non goderti le cose positive. Devi studiare, perché se sei colto probabilmente riuscirai ad affrontare i problemi della vita in un modo migliore e forse riuscirai più facilmente a realizzare i tuoi obiettivi… e così via.

Ma soldi, aspetto fisico, carriera, servono non per dimostrare agli altri la tua bravura, ma per essere felici. Tant’è che Socrate ricorda spesso a Dan di ridere. Perché Dan, nonostante sia un atleta di altissimo livello, nonostante sia un bel ragazzo, uno studente universitario in gamba e un ragazzo fortunato è troppo concentrato su sé stesso, è troppo serio, al punto da non saper prendersi in giro e nonostante la sua giovane età spesso si dimentica di ridere, si dimentica di vedere l’aspetto ridicolo delle cose, si dimentica di prendersi gioco di sé stesso e di conseguenza si dimentica di essere felice.

Ho dato un’occhiata ai commenti su Amazon e alcuni sono negativi, secondo me, proprio per un errore di interpretazione del libro: se ti aspetti un romanzo allora rimarrai deluso. Ricordatevi di non prenderlo come un libro che vi coinvolgerà in modo assurdo, vi fa riflettere, vi intrattiene perché comunque una percentuale di intrattenimento c’è: è una storiella che si legge facilmente, è il percorso di un ragazzo un po’ particolare, con qualche risvolto un po’esagerato a mio avviso, con momenti che potrebbero ricordare antiche arti magiche, ma non vengono poi descritte quindi rimangono vuote (e peccato, forse a voler approfondire questo aspetto e farne un libro davvero fantasy mantenendo i messaggi profondi sarebbe potuto diventare un libro bellissimo, ma tant’è…), è un libro che vi vuole far riflettere su grandi temi in modo leggero. Queste riflessioni possono diventare molto, molto approfondite perché certi passaggi trattano di temi universali, trattano della morte, trattano del dolore, della perdita di una persona cara, parla ad un certo punto di una madre che perde il proprio figlio… parla di tematiche enormi… e così volendo lo si può leggere in modo estremamente impegnato. In ogni caso prendetelo come un racconto che vuole insegnare qualcosa, farci riflettere e contemporaneamente non essere troppo pesante.

Buona lettura, qui sotto, come sempre, vi lascio qualche passaggio del libro che mi è piaciuto particolarmente.


“Quando un neonato è infelice, diventa pianto puro. Non si chiede se deve o non deve piangere. I neonati accettano totalmente quello che sentono. Lasciano arrivare un’emozione, e poi la lasciano andare. Sono insegnanti meravigliosi. Impara da loro e avrai vinto tutte le tue vecchie abitudini”

“Voglio parlarti del satori, un concetto dello Zen. Il satori è ciò che avviene quando l’attenzione è tutta nel momento presente; quando il corpo è sveglio, sensibile e rilassato; quando le emozioni sono libere e aperte. Il satori è ciò che hai sperimentato mentre il coltello volava verso di te. È lo stato del guerriero. […] Sai, ho provato questa sensazione molte volte, soprattutto durante le gare. Spesso sono così concentrato che non sento nemmeno gli applausi”. “Sì, questa è l’esperienza del satori. Gli sport, la danza, la musica, o qualunque altra attività che richiede la completa attenzione, è una porta sul satori. Tu pensi di amare la ginnastica, ma la ginnastica è semplicemente l’involucro attorno al dono del satori. I tuoi esercizi richiedono tutta la tua attenzione e ti conducono al momento della verità in cui sei totalmente unito a ciò che fai. Come in un duello tra samurai, o satori o morte!”

“Svegliati! Se sapessi di avere una malattia mortale, se avessi ben poco da vivere, sprecheresti quel poco di tempo prezioso che ti resta? Dan, tu hai una malattia mortale che si chiama nascita. Non ti restano che pochi anni, come a tutti. Perciò, sii felice ora, senza nessun motivo, o non lo sarai mai”.

“Uno sciocco è felice quando soddisfa i suoi desideri, un guerriero è felice senza motivo. È questo che fa della felicità la disciplina finale, superiore a tutto quello che ti ho insegnato. La felicità non è qualcosa che devi sentire, la felicità è ciò che sei”


Se sei interessato al libro o vuoi leggere altre recensioni clicca qui: La via del guerriero di pace

Altri libri di Dan Millman:

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