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L’ARTE DI CORRERE, Haruki Murakami

L'arte di correre, copertina del libro

Il libro che ho scelto per iniziare febbraio è “L’arte di correre” di Murakami. E’ un libro che ho già letto anni fa e che ora, con la scusa di scrivere questa breve recensione, ho sfogliato nuovamente. E’ uno scritto che non mi ha appassionata tantissimo, ma ha tuttavia qualcosa che me l’ha fatto rileggere con piacere. Non l’ho apprezzato appieno perché è un pochino dispersivo, divaga molto sulla sua vita di scrittore, parte che non ho trovato troppo interessante, o meglio, non in questo contesto.

Non bisogna infatti aspettarsi un libro puro sulla corsa: innanzitutto non parla solo di corsa, ma anche di triathlon, in secondo luogo è un insieme di riflessioni scritte in un tempo piuttosto lungo e successivamente raccolte con argomenti che spaziano dallo sport alla scrittura.  Sono pensieri, racconti, sensazioni ed immagini tra cui la mia preferita, quasi una fotografia: quando lui si trasferisce a Boston e corre sulla strada lungo il fiume. Non chiedetemi perché mi abbia colpita la descrizione del fiume Charles quando subito dopo descrive di quando corre alla Hawaii… ma tant’è.

Molto interessante il paragone tra la scrittura e la corsa: le paragona perché afferma che per entrambe sia necessaria una grande forza fisica, cosa che, se come me non hai mai provato a scrivere un libro, è difficile da comprendere: “Scrivere fino in fondo un libro è qualcosa che si avvicina alla fatica fisica […] quando si prova a farlo sul serio […]ci si rende conto che scrivere è tutt’altro che riposante”.

In gran parte comunque riporta le sensazioni che prova durante la corsa, intervallate dai suoi numeri, chilometri, tempi ed andature che involontariamente diventano un buon volano motivazionale.

Di meraviglioso emerge la sua vita: lui scrive senza essere troppo legato ad un posto statico per lavorare e può permettersi di vivere in Giappone, a Boston, alle Hawaii senza essere vincolato a luoghi o a orari, cosa che chiaramente è impensabile per la maggior parte dei lavoratori. Mia riflessione personale: questo suo privilegio fa pensare alle sfumature che vanno a costruire la qualità della nostra vita e di come sia importante scegliersi un lavoro che piaccia e che permetta una certa libertà, quanto sono importanti le scelte fatte in gioventù e quanto è importante avere il coraggio di saper prendere per mano il proprio destino e cambiare tutto se necessario (lui l’ha fatto!), ma senza mai scordare che ogni lavoro ha lati negativi: se non siete legati ad un luogo, se non siete legati ad un lavoro da condividere con altre persone, facilmente allora soffrirete la solitudine. Sono scelte…

L’insegnamento più grande che regala? L’importanza di mettere impegno e dedizione costante giorno dopo giorno in ogni cosa che si fa per raggiungere grandi risultati. È sicuramente banale e scontato, ma molto spesso ce lo scordiamo. Magari vedi quell’atleta fortissimo, quel cantante o quello scrittore famoso e pensi quanto siano stati fortunati. Eh no. No. È un approccio totalmente errato. È un discorso che non ha a vedere con la fortuna, ma con l’impegno e la dedizione. Quanto hanno sacrificato per quell’obiettivo? Quanto si sono impegnati? Quanta fatica? Facile starsene seduti a guardare il cellulare e lamentarsi di quanto loro siano fortunati e magari noi no. Mettici la stessa dedizione, la medesima fatica per anni. A quel punto possiamo tirare le somme. Solo a quel punto entra in gioco anche la fortuna, ma è l’ultima attrice di questo enorme e faticoso gioco.

Piccola coincidenza. Attualmente sto leggendo “Alpha. Viaggio punk nel mondo dell’endurance” di Simone Sarasso (spoiler: STU-PEN-DO!) dove ad un certo punto cita proprio il libro di Murakami. Lo cita in riferimento al triathlon modo irriverente come del resto è lo stile di Alpha e mi ha strappato una bella risata… ma questa sarà la recensione del prossimo libro!

Vi lascio con qualche spunto tratto dall’”Arte di correre”.

Buona lettura!


“Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono creato da solo. E dicano quello che vogliono, ma è una cosa fantastica!”

“Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere”

“Se un corridore deve per forza individuare un avversario da battere, lo cerchi nel sé stesso del giorno prima.”

“[…] anche nell’atto di farsi la barba c’è filosofia. Il che significa forse che, per quanto banale sia un’azione, se ripetuta spesso ingenera una sorta di intuizione estetica. 

“Per mantenere un peso ottimale ogni giorno ho dovuto fare moto, controllare la mia alimentazione ed evitare gli eccessi. Una vita estenuante. Ma compiendo di continuo un tale sforzo e rinnovando le mie cellule a un ritmo così intenso alla fine ho acquisito una buona salute e mi sono irrobustito. E ho potuto rallentare in una certa misura l’invecchiamento. Chi invece, pur non facendo sport, non ingrassa, non sente il bisogno di muoversi o badare a quello che mangia. E quali sono le persone che si sottopongono spontaneamente a una fatica se non ne hanno bisogno? Così man mano che invecchiano i muscoli perdono vigore. I muscoli non tenuti intenzionalmente in allenamento si indeboliscono, le ossa diventano fragili. Per capire se una cosa è equa o non lo è, bisogna considerarla sui tempi lunghi. Tra le persone che leggono queste righe forse ce ne sono molte che pensano costernate: “Basta che non faccia attenzione un momento, e subito ingrasso…” Questa loro tendenza però, per le ragioni che ho detto prima, forse è un dono dal cielo. Non è più giusto valutare il problema in questa luce positiva?”

“Pain is inevitable. Suffering is optional.”

(Tratte da “L’arte di correre” di Murakami Haruki)


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